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Anziani. Taverna: procedono lavori Intergruppo per tutelare longevità

La società del nostro Paese cambia, si evolve e invecchia. Invecchiare non significa vivere nel passato, ma avere un presente attivo e un futuro tutto da disegnare. In Italia ci sono 14 milioni di over 65 e tra circa 15 anni saranno 4,5 milioni in più. In Europa entro il 2070 il 30 % delle persone avrà un’età pari o superiore a 65 anni, rispetto al 20% di oggi. È stato questo il tema affrontato oggi nella riunione dell’Intergruppo parlamentare per tutelare la longevità voluto dal vicepresidente del Senato, Paola Taverna, che ha presieduto l’incontro a cui hanno dato il proprio contributo Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e Salute del Censis e Marco Daviddi, della Ernst & Young.
“I trend che sono emersi nell’incontro di oggi – sottolinea la senatrice Taverna – confermano che in Italia abbiamo un problema che riguarda gli anziani, ma al contempo che si tratta di un problema superabile se c’è la volontà di farlo, a partire dalle Istituzioni. Le persone longeve non solo non vanno abbandonate, ma assistite e motivate a vivere una vita vera. Obiettivo dell’Intergruppo è quello di portare una vera rivoluzione che metta al centro la persona, partendo dai nostri nonni, spesso dimenticati e che, invece, possono sprigionare nella società un potenziale che ancora non può dirsi pienamente espresso I nostri anziani, insomma, rappresentano una risorsa per il Paese da tutti i punti di vista. E mi fa piacere – conclude la vicepresidente del Senato – che si tratta di un tema caro alle forze politiche in maniera trasversale e a tutti gli attori della società civile”.
Dai dati presentati oggi è emerso che, nonostante le differenze ancora esistenti tra regione e regione, ci sono tutti i presupposti affinché si possa vivere in condizioni migliori dopo una certa età. È in continua crescita, inoltre, negli ultimi anni il numero di anziani il cui grado di istruzione è superiore alla licenza media, il che li rende più attivi e curiosi dal punto di vista culturale.
“Il futuro del nostro sistema – spiega Roberto Messina, Vice Presidente dell’Intergruppo e Presidente di Senior Italia FederAnziani – dipende dalla capacità che avremo di stimolare un cambiamento culturale radicale nei confronti del tema della longevità. Questo cambiamento dovrà riguardare tanto le istituzioni quanto il mondo dell’impresa e del sociale, perché solo convergendo tutti verso costruzione di una società capace di rispondere ai bisogni dei longevi potremo trasformare questo fenomeno epocale nell’opportunità di una migliore qualità di vita per tutti”.
“La pandemia legata a Covid-19 – sottolinea Marco Daviddi, Mediterranean Leader, Strategy and Transactions di Ernst & Young – ha colpito duramente la popolazione anziana in Italia, la quale, però, dal punto di vista economico, si è dimostrata resiliente e caratterizzata da una minore incidenza delle disuguaglianze. Con fonti di reddito sostanzialmente stabili, le analisi EY hanno permesso di evidenziare che il fenomeno dell’elevato incremento di liquidità negli ultimi 12 mesi sui conti correnti delle famiglie (circa Euro 88 Mld – dato BCE) è riconducibile per circa il 50% alla popolazione over 65. Allo stesso tempo la spesa totale per i consumi dei Senior è stimabile in circa 200 miliardi di euro annui, di cui un 7-10% è a sostegno dei nuclei famigliari di figli e nipoti.
Tali famiglie e singoli rappresentano uno dei principali bacini di consumo nel nostro paese (32% del totale), ma la propensione al consumo è più bassa della media, come conseguenza, da un lato, della scarsità sul mercato di beni e servizi orientati alla fascia di popolazione Senior, dall’altro, della limitata alfabetizzazione digitale e accesso agli strumenti di acquisto online”.
Nel corso del suo intervento Ketty Vaccaro, responsabile dell’area salute welfare del Censis ha ricordato che “l’universo anziani, pur da anni al centro dell’attenzione dei media, corre il rischio di apparire polarizzato e per molti versi sfuggente. Di volta in volta viene infatti descritto focalizzando l’attenzione ora sugli aspetti più problematici della condizione anziana, legati alla povertà, alla non autosufficienza o al bisogno di assistenza, ora puntando l’attenzione su aspetti fino a ieri meno consueti come quelli relativi alla qualità della vita e al benessere, aspetti che vanno assumendo una rilevanza crescente nelle aspirazioni e nel vissuto degli ultrasessantacinquenni di oggi, che spesso solo anagraficamente possono definirsi anziani e che non di rado vogliono sfuggire alla connotazione negativa che la terza età può avere nella cultura collettiva.
Questa quota crescente di popolazione riveste un ruolo centrale nel welfare familiare degli italiani: rappresenta una risorsa importante nel sostegno economico e nel supporto di servizio a figli e nipoti ma, allo stesso tempo, soprattutto nelle fasce di età più elevate a rischio di non autosufficienza (le persone con limitazioni funzionali tra gli over 64enni sono il 20% circa ma superano il 43% tra gli over80) diventano i destinatari di una assistenza che ha nei caregiver familiari i protagonisti principali se non esclusivi.
Pur a fronte del complessivo miglioramento della condizione anziana che accompagnerà l’ingresso dei baby boomer in questa fascia di età – conclude Vaccaro – la crescita della quota di anziani in tutte le aree del Paese (nel 2019 un terzo della popolazione sarà fatta di over 64anni anche nel mezzogiorno) e l’impatto epidemiologico dell’invecchiamento legato alla cronicità ed ai suoi bisogni assistenziali deve rappresentare una reale priorità delle politiche del nostro welfare, che troppo a lungo ha potuto contare su una delega familiare oggi non più a lungo sostenibile.